L’idrogeno naturale, detto anche bianco o geologico, è idrogeno (H₂) che si forma da solo nel sottosuolo, senza essere prodotto dall’uomo. Il primo studio sul suo potenziale in Italia, uscito ad agosto 2026, indica dove ha senso cercarlo. Non ha individuato giacimenti, e non era il suo obiettivo.
Cos’è l’idrogeno naturale e in cosa è diverso da quello verde o grigio?
Quasi tutto l’idrogeno usato oggi viene prodotto in impianti industriali, separandolo dal metano o dall’acqua con un consumo di energia. Quello naturale si genera invece nelle rocce: per reazione tra l’acqua e minerali ricchi di ferro, o per la trasformazione ad alta temperatura della materia organica sepolta. In alcune condizioni migra e resta intrappolato sotto strati impermeabili, come accade al gas naturale.
I «colori» sono un’etichetta d’uso comune che indica come l’idrogeno è stato ottenuto.
| Tipo | Come si ottiene | CO2 emessa in produzione | Dove siamo |
| Grigio | Da combustibili fossili (gas naturale, carbone) senza cattura della CO2 | Alta | Domina la produzione mondiale (IEA, 2026) |
| Blu | Come il grigio, con cattura e stoccaggio della CO2 | Ridotta, in base alla quota di CO2 catturata | Un nuovo grande impianto entrato in funzione nel 2025 (IEA, 2026) |
| Verde | Elettrolisi dell’acqua con elettricità rinnovabile | Quasi nulla nel processo | Elettrolizzatori installati nel mondo: oltre 4 GW nel 2025 (IEA, 2026) |
| Naturale (bianco) | Si forma nel sottosuolo e si estrae con pozzi | Dipende dal deposito: il gas può contenere metano e CO2 | Circa 60 progetti annunciati, la maggior parte in fase preliminare (Wood Mackenzie, via QualEnergia.it, marzo 2026); un giacimento in produzione in Mali |
L’idrogeno è una fonte di energia o un vettore?
L’idrogeno prodotto è un vettore, come l’elettricità: trasporta energia spesa per ottenerlo, e una parte si perde a ogni conversione. Per questo il Green Deal europeo e il piano REPowerEU lo trattano come vettore energetico, non come fonte.
L’elettricità per produrlo senza emissioni può arrivare dalle rinnovabili o dal nucleare, un tema che seguiamo dalla fusione ai microreattori di Terra Innovatum. Nei trasporti l’idrogeno si confronta con l’alimentazione elettrica diretta, di cui parliamo nella guida al trasporto elettrico.
L’idrogeno naturale è l’eccezione. Se esistessero accumuli sfruttabili sarebbe una fonte primaria, da estrarre come oggi si estrae il gas. È questo a rendere il tema interessante, ed è il motivo per cui i numeri vanno letti con attenzione.
Cosa dice lo studio sull’idrogeno naturale in Italia?
Lo studio è firmato da ricercatori di Sapienza Università di Roma, CNR e INGV, nell’ambito del progetto NHEAT finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca con il bando PRIN 2022 del PNRR. È uscito sull’International Journal of Hydrogen Energy (volume 266), online dal 12 agosto 2026, e il CNR lo ha presentato il 31 agosto. Gli autori lo definiscono la prima valutazione quantitativa della prospettività dell’idrogeno naturale in Italia.
Il metodo incrocia carte geologiche, flusso di calore, anomalie magnetiche, sorgenti alcaline ed emissioni di gas misurate in superficie. Ne esce un indice da 0 a 1: sopra 0,75 la prospettività è alta, tra 0,50 e 0,75 moderata, tra 0,25 e 0,50 bassa. L’indice dice quanto un’area merita indagini più approfondite, non quanto idrogeno contiene.
| Area | Meccanismo che può generare idrogeno | Indice | Classe |
| Toscana (Larderello, Monte Amiata) | Alterazione idrotermale di graniti ricchi di ferro | 1,00 | Alta |
| Appennino ligure-emiliano-toscano | Idrogeno di un’antica serpentinizzazione, forse ancora intrappolato | 0,83 | Alta |
| Bacino padano | Degradazione termica della materia organica sepolta | 0,77 | Alta |
| Massiccio di Voltri (Liguria-Piemonte) | Serpentinizzazione ancora in corso | 0,72 | Moderata |
| Sardegna e arco calabro-peloritano | Alterazione di graniti ricchi di ferro, con meno calore | 0,60 | Moderata |
Fonte: Schirripa Spagnolo et al., International Journal of Hydrogen Energy, 2026.
La serpentinizzazione è la reazione tra l’acqua e le rocce ultramafiche, come le peridotiti: il ferro dell’olivina si ossida e l’acqua libera idrogeno. La Toscana è prima perché somma grandi volumi di graniti, un flusso di calore che raggiunge i 400 milliwatt per metro quadrato e idrogeno già misurato nei gas di Larderello, tra il 2,5 e il 6,4% in volume.
La concentrazione più alta misurata in Italia, fino al 13% in volume a Pantelleria, resta fuori dalla classifica: lo studio esclude le aree vulcaniche attive, dove vincoli tecnici e normativi limitano lo sfruttamento. Gli autori avvertono anche che l’idrogeno in superficie è un indizio, non la prova di un accumulo, e che la sua assenza non esclude un sistema favorevole in profondità.
Quanto idrogeno c’è nel sottosuolo italiano?
Nessuno lo sa, e lo studio non prova a stimarlo. Calcola invece quanto idrogeno potrebbe dare un volume di riferimento di 100 km³ di roccia adatta, per capire se valga la pena cercare.
| Scenario | Peridotiti | Graniti ricchi di biotite | Ipotesi |
| Massimo teorico | Circa 310 Mt | 85-120 Mt | Reazione completa, tutto il gas trattenuto |
| Più realistico, ancora ottimistico | 3-25 Mt | 1-10 Mt | Reazione al 10-80%, il 10% del gas intrappolato, poco idrogeno consumato da microbi e altre reazioni |
| In Italia oggi | Nessun accumulo individuato | Nessun accumulo individuato | Servono analisi dei gas sito per sito e modelli 3D del sottosuolo |
Mt = milioni di tonnellate, per un volume ipotetico di 100 km³. Fonte: Schirripa Spagnolo et al., 2026.
Il massimo teorico equivarrebbe a 3.900-10.500 TWh di energia, a seconda della roccia: tra il 2 e il 6% della domanda mondiale annua. È il tipo di cifra che fa titolo, ma per gli autori è solo un limite superiore. La riga successiva è quella che chiamano più realistica, e la definiscono comunque ottimistica.
Il numero circolato dopo l’annuncio, «35 milioni di tonnellate», coincide con la somma dei due valori più alti di quella riga (25 più 10). Si riferiscono però a due rocce diverse, ciascuna in un volume ipotetico: non sono una stima del sottosuolo italiano. Gli autori lo scrivono in chiaro: sono cifre teoriche, non risorse già individuate.
L’idrogeno è davvero pulito?
Dipende da quale fase si guarda.
- Uso. Secondo l’Air Quality Expert Group del governo britannico (2023), una cella a combustibile alimentata a idrogeno non inquina nel punto d’uso. Bruciato in caldaie, motori o turbine produce invece ossidi di azoto (NOx), l’unica emissione inquinante rilevante della sua combustione.
- Produzione. Per l’IEA (Global Hydrogen Review 2026) la produzione mondiale resta dominata dai combustibili fossili senza cattura della CO2. L’idrogeno a basse emissioni ha sfiorato 1 milione di tonnellate nel 2025 e dovrebbe superare l’1% della produzione globale solo nel 2026.
- Perdite. L’idrogeno non è un gas serra diretto, ma le sue reazioni in atmosfera aumentano metano, ozono e vapore acqueo stratosferico. Uno studio basato su cinque modelli di chimica dell’atmosfera (Sand et al., 2023) stima che, a parità di massa, l’idrogeno disperso scaldi in cento anni 11,6 volte più della CO2, con un’incertezza di più o meno 2,8.
- Idrogeno naturale. Il vantaggio climatico non è automatico. Molti depositi contengono anche metano, CO2 o azoto, e il gas va separato e purificato: in Lorena, tra 600 e 800 metri di profondità, era per oltre il 96% metano (CNRS, 2023). In Mali, all’opposto, il giacimento principale dà idrogeno al 98% (Maiga et al., 2023).
Dove si estrae già idrogeno naturale nel mondo?
Il caso di riferimento è Bourakébougou, in Mali: l’idrogeno vi è stato trovato per caso nel 1987 e dal 2012 alimenta l’elettricità del villaggio. Gli altri casi più citati sono una scoperta casuale in Albania e una stima da confermare in Francia.
| Paese | Sito | Cosa si sa | Stato |
| Mali | Bourakébougou | Scoperto nel 1987 perforando un pozzo per l’acqua; gas al 98% di idrogeno; dopo 11 anni di produzione la pressione non è calata (Maiga et al., Scientific Reports, 2023) | In produzione dal 2012, alimenta l’elettricità del villaggio |
| Albania | Miniera di cromite di Bulqizë | Almeno 200 tonnellate l’anno di idrogeno in uscita, gas all’84%: il flusso naturale più alto registrato fino ad allora (Truche et al., Science, 2024) | Non sfruttato |
| Francia | Bacino minerario della Lorena | Idrogeno dall’1 al 6% tra 600 e 800 metri, oltre il 15% a 1.100 metri; i 46 milioni di tonnellate sono un’estrapolazione da confermare (CNRS, 2023) | Nel 2023 La Française de l’Énergie ha chiesto un permesso di ricerca |
| Italia | Toscana, Appennino, bacino padano, Voltri | Aree prioritarie per la ricerca, nessun accumulo individuato (Schirripa Spagnolo et al., 2026) | Nessuna norma specifica per l’esplorazione |
La Lorena è un precedente utile per leggere il caso italiano. La stima dei 46 milioni di tonnellate ha fatto notizia, ma nasce da misure in un solo pozzo minerario e da ipotesi che il CNRS definisce congetture ancora da confermare.
In Francia il primo permesso esclusivo di ricerca per idrogeno naturale è stato firmato il 23 novembre 2023: cinque anni su circa 225 km² nei Pirenei Atlantici, alla società TBH2 Aquitaine (AFP, dicembre 2023). Le eventuali perforazioni richiedono autorizzazioni ulteriori.
Idrogeno naturale in Italia: cosa servirebbe per estrarlo?
Prima di parlare di estrazione servono dati sito per sito, regole dedicate e una prova economica.
Secondo la Strategia nazionale idrogeno presentata a Roma il 26 novembre 2024, l’Italia consuma 1,5 Mtep di idrogeno l’anno, quasi tutto (99%) nell’industria: raffinazione e chimica, cioè ammoniaca e fertilizzanti. In massa sono circa 0,5 milioni di tonnellate (nostra conversione sul potere calorifico inferiore). Per il 2030 la Strategia prevede 1,7 Mtep, di cui circa 0,72 da idrogeno verde.
Un confronto che lo studio non fa aiuta a capire la scala. Gli autori considerano interessante un volume di 100 km³ di roccia se può sostenere almeno 0,5 milioni di tonnellate l’anno per circa vent’anni: lo stesso ordine di grandezza dell’intero consumo italiano di oggi. Un accumulo di quella taglia cambierebbe il bilancio nazionale, ma è un’ipotesi da verificare, non un dato.
- Dati. Gli autori chiedono di estendere le analisi dei gas, in superficie e in profondità, sfruttando la fitta rete di pozzi già perforati in Italia, e di costruire modelli geologici 3D ad alta risoluzione per individuare volumi di roccia e trappole.
- Regole. In Italia non esiste una disciplina specifica per l’esplorazione commerciale dell’idrogeno naturale: un’eventuale richiesta ricadrebbe nelle norme generali su ricerca mineraria e idrocarburi (QualEnergia.it, marzo e settembre 2026).
- Economia. Restano da dimostrare portate dei pozzi, purezza del gas e costi di estrazione e trasporto. A parità di energia l’idrogeno occupa molto più volume del gas naturale, e se il giacimento fosse lontano da raffinerie e impianti chimici il trasporto eroderebbe il risparmio.
Domande frequenti
Cos’è l’idrogeno bianco?
È un altro nome dell’idrogeno naturale: H₂ che si forma da solo nel sottosuolo, per reazione tra acqua e rocce ricche di ferro o per la degradazione della materia organica sepolta. Non si produce con l’elettrolisi e non si ricava dal metano.
In Italia ci sono giacimenti di idrogeno naturale?
Non ne è stato individuato nessuno. Lo studio pubblicato ad agosto 2026 indica le aree in cui ha più senso cercare, ma i suoi numeri sono stime teoriche su un volume di roccia di riferimento, non risorse accertate.
Dove si trova l’idrogeno naturale in Italia?
Secondo lo studio, l’area più promettente è la Toscana, per i graniti ancora caldi sotto Larderello e il Monte Amiata. Seguono l’Appennino ligure-emiliano-toscano, il bacino padano e il Massiccio di Voltri, tra Liguria e Piemonte.
L’idrogeno naturale è rinnovabile?
La questione è aperta. Gli autori dello studio italiano considerano potenzialmente rinnovabili i sistemi in cui le reazioni sono ancora attive, e in Mali la pressione del giacimento non è calata dopo 11 anni di produzione. Il gruppo che ha studiato la miniera albanese lo considera invece non rinnovabile, e nessuno ha dimostrato una ricarica abbastanza rapida per un’estrazione su larga scala.
L’idrogeno è davvero pulito?
In una cella a combustibile non inquina nel punto d’uso; bruciato produce ossidi di azoto. Oggi è ottenuto quasi tutto da combustibili fossili e, se disperso in atmosfera, contribuisce in modo indiretto al riscaldamento globale.
Fonti
- G. Schirripa Spagnolo et al., «Quantifying natural hydrogen prospectivity in Italy: A novel pre-exploration workflow for the energy transition», International Journal of Hydrogen Energy, vol. 266, online dal 12 agosto 2026: doi.org/10.1016/j.ijhydene.2026.156933
- HydroNews, «Natural hydrogen: the first assessment of Italy’s potential identifies Tuscany as the most promising area for exploration», 31 agosto 2026, con le dichiarazioni del CNR: hydronews.it
- QualEnergia.it, «Idrogeno naturale, una mappa delle aree da esplorare in Italia», 3 settembre 2026: qualenergia.it
- QualEnergia.it, «L’idrogeno naturale tra potenziale e vuoti normativi», 5 marzo 2026: qualenergia.it
- IEA, Global Hydrogen Review 2026, sezione Production, 2026: iea.org
- M. Sand et al., «A multi-model assessment of the Global Warming Potential of hydrogen», Communications Earth & Environment, giugno 2023: doi.org/10.1038/s43247-023-00857-8
- Air Quality Expert Group (Defra), nota sulle emissioni della combustione dell’idrogeno, 2023: uk-air.defra.gov.uk
- Strategia nazionale idrogeno, Roma, 26 novembre 2024, testo pubblicato da QualEnergia.it: qualenergia.it
- O. Maiga et al., «Characterization of the spontaneously recharging natural hydrogen reservoirs of Bourakebougou in Mali», Scientific Reports, luglio 2023: pmc.ncbi.nlm.nih.gov
- ISTerre, Université Grenoble Alpes, comunicato sullo studio di L. Truche et al. pubblicato su Science, febbraio 2024: isterre.fr
- CNRS News, articolo sul deposito di idrogeno della Lorena, 26 luglio 2023: news.cnrs.fr
- AFP tramite L’Info Durable, «La France autorise pour la première fois des recherches de réserves d’hydrogène naturel», 3 dicembre 2023: linfodurable.fr



