Immagina di avere a disposizione un’intelligenza artificiale capace di mappare accuratamente le imperfezioni della tua pelle e indicarti esattamente i prodotti di cui hai bisogno. Non è fantascienza, ma il cuore pulsante di Dermaself, una startup innovativa attiva nel settore del beauty tech.
In questo episodio di Intnews, la testata editoriale dedicata all’innovazione condotta da Sandeep Lacorte, abbiamo intervistatoElena Setaro, CEO e founder di Dermaself, che ci ha raccontato la genesi, le sfide e il futuro di questa tecnologia.
Dalla lotta contro l’acne alla nascita di un’idea
Il percorso accademico di Elena non faceva presagire un approdo nel mondo del beauty: laureata in Economia per l’arte, cultura e comunicazione alla Bocconi, ha poi conseguito un master al King’s College di Londra. Ma l’ispirazione per Dermaself affonda le radici in una storia molto più personale.
“Ho sempre sofferto di acne. Mia mamma è una dermatologa, una scelta professionale legata anche al fatto che lei stessa, a sua volta, ne aveva sofferto,” racconta Elena. “Da questa lunghissima battaglia è nato il mio forte interesse per il settore beauty e per gli effetti dei cosmetici sulla pelle.”
L’idea concreta di Dermaself prende forma durante il periodo vissuto a Londra. A causa delle restrizioni della pandemia e delle complessità burocratiche legate alla Brexit, Elena si è trovata nell’impossibilità di ricevere i prodotti cosmetici dall’Italia e di effettuare le consuete visite con la madre. Con la ricomparsa dell’acne, è scattata la scintilla: come fanno le persone che non hanno un dermatologo in famiglia a curare la propria pelle al meglio?
Un dermatologo tascabile: come funziona la tecnologia
L’obiettivo iniziale di Dermaself è stato quello di fornire agli utenti un vero e proprio “dermatologo tascabile”, partendo dall’analisi delle pelli acneiche per poi estendersi ai trattamenti anti-age e alle macchie cutanee.
Il funzionamento della tecnologia, pensato per essere accessibile a chiunque, si integra direttamente nell’esperienza di shopping online o offline:
- L’utente esegue uno skin test molto rapido.
- Risponde ad alcune domande specifiche sulle caratteristiche della propria pelle.
- Carica un selfie.
Questi elementi permettono all’IA di elaborare istantaneamente una skincare routine personalizzata, suggerendo i prodotti ideali acquistabili direttamente sull’e-commerce o nello store di riferimento.
Oltre lo scetticismo e la sfida della privacy
Il connubio tra intelligenza artificiale e bellezza deve superare non poche barriere culturali. Prima dell’avvento dell’IA, i vecchi algoritmi di skin analysis proponevano protocolli standardizzati e prestabiliti, generando una certa diffidenza nei consumatori, oggi timorosi che i risultati non siano davvero personalizzati. Lo scetticismo tocca anche i brand tradizionali, spesso restii a comprendere l’efficacia di questi nuovi strumenti di vendita. Per Elena, però, la priorità è chiara: “Il problema non è solo vendere di più, ma vendere meglio, garantendo una reale efficacia per far sì che il cliente ritorni.”
Un altro tema cruciale è la privacy dei dati biometrici. Se inizialmente le stringenti normative europee sull’IA potevano sembrare un ostacolo per una startup, si sono rivelate un enorme vantaggio competitivo.
“In collaborazione con il Politecnico di Milano, nell’ambito dell’Alta Scuola Politecnica, abbiamo sviluppato una tecnologia che anonimizza istantaneamente i selfie caricati. La texture della pelle rimane inalterata per l’analisi, ma il volto della persona diventa totalmente irriconoscibile, anche davanti alle tecniche di IA più avanzate.”
Il percorso di finanziamento e il “pivot” strategico
Il cammino finanziario di Dermaself ha seguito le tappe tipiche (e gli errori) di chi fa impresa per la prima volta. La ricerca dei primi 100.000 euro è partita con un mutuo bancario: “Una scelta che non rifarei e che sconsiglio, perché va contro la logica stessa di una startup,” ammette Elena.
Successivamente, l’ingresso in un programma di accelerazione ha portato non solo altri 100.000 euro (in cambio di equity), ma ha soprattutto insegnato al team come fare impresa. Con le idee più chiare, Dermaself ha aperto un round di investimenti, raccogliendo ben 800.000 euro (a fronte di un target iniziale di 500.000), nonostante le iniziali resistenze degli investitori verso il modello B2C e la gestione del prodotto fisico.
È stato proprio l’aumento degli investimenti in marketing a mostrare che i numeri del B2C, su larga scala, non reggevano. Intercettando una forte domanda da parte del mercato, la startup ha così compiuto un fondamentale pivot strategico, trasformandosi da un modello B2C di prodotto a un modello B2B SaaS (Software as a Service).
Il futuro: verso la “Beauty Identity”
Oggi Dermaself è in una fase di validazione del proprio modello B2B e si sta avvicinando al product market fit. Pur non avendo uffici fisici all’estero (previsti entro i prossimi due anni), la startup vanta già clienti internazionali, e i partner italiani vendono a loro volta oltre i confini nazionali.
La visione a lungo termine è quella di diventare il primo Beauty Identity Provider:
- L’App B2C attuale: Al momento Dermaself offre un’applicazione gratuita che permette agli utenti di monitorare la propria pelle e tracciare la propria routine.
- L’obiettivo futuro: Consentire agli utenti di utilizzare il proprio account Dermaself per fare il login direttamente sui siti dei brand partner. In questo modo si potrà saltare lo skin test su ogni piattaforma, ottenendo raccomandazioni immediate e personalizzate ovunque si decida di fare shopping.



